Il latino e la rosa: quando i Massalongo incontrano Edith Holden

C’è un momento magico in cui i libri, se accostati sulla scrivania, iniziano a parlarsi tra loro. È successo mentre tenevo tra le mani i diari di Edith Holden e, contemporaneamente, rileggevo i miei appunti e gli articoli scritti sulla famiglia Massalongo di Tregnago.

Di Abramo, Orseolo e Caro Massalongo ho avuto modo di parlare in molte occasioni, ma chi era Edith Holden?

Identikit di un’osservatrice

Nata nel 1871 a Moseley, nei pressi di Birmingham, Edith Blackwell Holden non fu semplicemente una “signora perbene” con l’hobby del disegno. Figlia di un industriale e di un’ex istitutrice, crebbe in un ambiente colto che incoraggiava la curiosità intellettuale e l’amore per la natura.

Frequentò la Birmingham School of Art, diventando un’illustratrice professionista di talento. Prima di diventare un’icona mondiale, lavorò intensamente illustrando libri per bambini e riviste, esponendo spesso le sue opere presso la Royal Birmingham Society of Artists.

Nel 1906, mentre insegnava in una scuola femminile a Solihull, iniziò a redigere quello che intitolò Notes on the British Countryside. Non era un libro destinato alle stampe, ma un quaderno personale dove Edith annotava, con precisione quasi scientifica, la fenologia del territorio: il primo canto del tordo, il fiorire delle siepi, i cambiamenti del cielo, sulla scia degli Appunti sulla natura scritti l’anno precedente.

La sua grandezza risiede nel perfetto equilibrio tra l’accuratezza del dettaglio botanico e la delicatezza del tocco pittorico, il tutto impreziosito da citazioni poetiche che sceglieva per “dare anima” alle sue scoperte.

La sua esistenza si concluse in modo quasi simbolico e tragico nel 1920. Edith annegò in un’ansa del Tamigi, nei pressi dei Kew Gardens, mentre cercava di raccogliere dei rami di castagno in fiore da una sponda scoscesa per poterli studiare e ritrarre.

Il suo diario rimase dimenticato in una soffitta per oltre cinquant’anni, fino a quando, nel 1977, la sua pubblicazione lo trasformò in un caso editoriale senza precedenti (The Country Diary of an Edwardian Lady), rivelando al mondo la forza di una donna che, proprio come i Massalongo, aveva dedicato ogni respiro all’osservazione del creato.

Un collegamento azzardato?

A prima vista il collegamento potrebbe apparire azzardato, quasi assurdo. Da una parte abbiamo una dinastia di scienziati che ha segnato la botanica e la paleontologia europea con il rigore del latino; dall’altra, un’illustratrice inglese diventata celebre per un diario “gentile” dal gusto edoardiano. Eppure, sfogliando quelle pagine, il confine tra i due mondi è svanito: ho capito che stavano facendo esattamente lo stesso lavoro.

Oltre il pregiudizio: scienza vs “romanzo rosa”

Spesso la storiografia ha ingabbiato queste figure in cliché di genere. I Massalongo, Abramo, Caro, Orseolo, sono visti come uomini austeri, confinati nel “grigio” della dottrina accademica. Edith Holden, al contrario, è stata spesso riletta in una chiave “rosa”, quasi fosse una sognatrice che dipingeva fiori per diletto.

La realtà è diversa. Edith era una professionista formatasi alla Birmingham School of Art, dotata di una precisione fenologica impeccabile. I Massalongo, d’altro canto, non erano solo catalogatori: nelle tavole di Orseolo, la precisione del segno diventa pura arte. Entrambi hanno praticato la “scienza del guardare”, dove il pennello non serve a decorare, ma a comprendere la struttura stessa della vita.

Il fango e la luce: l’esplorazione come metodo

Il collegamento diventa tangibile quando si parla di “escursioni”. Come ricordato nelle cronache di Basilio Finetto dei Rosini, Abramo Massalongo sfidava l’oscurità delle caverne circostanti Tregnago, tra fango e umidità, per estrarre segreti millenari dalla roccia. Suo figlio Caro  camminava instancabilmente nei campi delle nostre colline, mappando ogni lichene o fungo della Val d’Illasi.

In quegli scarponi sporchi di terra c’è lo stesso spirito che spingeva Edith Holden lungo le siepi del Warwickshire. Se i Massalongo scendevano negli abissi o percorrevano i sentieri, la Holden camminava per miglia per documentare la prima gemma o il ritorno di una rondine. Entrambi sapevano che la natura non si rivela a chi sta seduto: bisogna andarle incontro, taccuino alla mano.

Il latino e la poesia: due lingue per un’unica meraviglia

L’aspetto più affascinante del confronto emerge nel modo in cui l’immagine viene accompagnata dalla parola:

  • I Massalongo e il latino: Per Abramo, Caro e Orseolo, dare un nome scientifico non era un freddo esercizio, ma una “poesia della precisione”. Quel nome serviva a dare una cittadinanza universale alle creature di Tregnago, rendendole riconoscibili in tutto il mondo.
  • La Holden e la poesia: Edith sceglieva i versi di Shakespeare o Wordsworth per descrivere i suoi acquerelli. È la “scienza dell’incanto”: la poesia non descrive cosa sia la pianta, ma cosa ci comunica la sua bellezza.

Entrambi hanno sentito la necessità di affiancare alla figura una parola eterna. Il latino dei Massalongo definisce l’identità; la poesia della Holden ne evoca l’anima.

Una dedizione totale

Edith Holden morì nel 1920 nel Tamigi, mentre cercava di raggiungere un ramo di castagno in fiore per poterlo ritrarre con fedeltà. Questa dedizione assoluta, questo amore che non teme il rischio, è lo stesso che animava Abramo Massalongo, che nonostante la salute fragilissima non smise mai di inerpicarsi sui Lessini e non solo per le sue ricerche.

Conclusione: il dono della memoria

In definitiva, non c’è gerarchia tra l’uomo che classifica un fossile in una grotta e la donna che annota il fiorire del biancospino. Sono entrambi custodi del territorio. Attraverso i loro occhi, la Val d’Illasi e la brughiera inglese hanno smesso di essere solo “paesaggio” per diventare memoria collettiva.

Oggi, guardando i loro lavori insieme, capiamo che la scienza senza bellezza è muta, e la bellezza senza conoscenza è effimera. I Massalongo e la Holden lo avevano capito molto prima di noi, lasciandoci in eredità lo stesso, preziosissimo, scrigno di ricordi naturali.

Una tavola tratta dalle opere botaniche di Caro Massalongo.
Una pagina tratta da The Country Diary of an Edwardian Lady (Diario di campagna di una signora inglese) di Edith Holden.

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