Il Carnevale a Verona: storia, maschere e tradizioni dal Medioevo a oggi

Dante e il “Carnevale” Scaligero

Dante Alighieri visse a Verona per molti anni durante il suo esilio, ospite di Cangrande della Scala. Sebbene il “Carnevale” come lo intendiamo oggi non esistesse ancora, Dante descrisse nella Divina Commedia la celebre corsa del Palio del Drappo Verde. 

Alla fine del Canto XV dell’Inferno, nei versi 121-124, Dante paragona la corsa di Brunetto Latini a quella dei corridori veronesi:

Poi si rivolse, e parve di coloro 

che corrono a Verona il drappo verde 

per la campagna; e parve di costoro

quelli che vince, non colui che perde.

Il Palio del Drappo Verde, istituito ufficialmente nel 1208, si correva tradizionalmente la prima domenica di Quaresima. Era una festa di popolo che coinvolgeva tutta la città, proprio nel periodo che segnava il confine tra la sregolatezza del Carnevale e il rigore quaresimale.

Dante, citandolo, ci testimonia quanto questa tradizione fosse già radicata e identitaria per Verona ben prima che la figura del Papà del Gnoco venisse ufficializzata nel 1531.

Oggi, passeggiando per Verona, quei versi risuonano ancora. Il drappo verde è il filo che unisce la Verona medievale di Dante alle sfilate colorate di oggi tra Piazza Bra e San Zeno.

La nascita del Bacanal del Gnoco 

Il Carnevale veronese, o Bacanal del Gnoco, ha un’origine legata a un momento di crisi. Nel 1531, Verona fu colpita da una terribile carestia. Il popolo del quartiere di San Zeno, affamato e disperato, assaltò i fornai per avere il pane. Un nobile veronese, Tommaso Da Vico, riuscì a placare gli animi. Nel suo testamento, lasciò una somma di denaro affinché ogni anno, nell’ultimo venerdì prima della Quaresima, venissero distribuiti gnocchi e vino agli abitanti di San Zeno. Da allora, il venerdì precedente il martedì grasso divenne il giorno più importante dell’anno per la città.

Il Papà del Gnoco: Il Re di Verona

Il Papà del Gnoco è la maschera più antica d’Europa ed è l’indiscusso sovrano del Carnevale veronese. Rappresenta un anziano bonario con una folta barba bianca. Indossa un abito di broccato rosso e crema e un cappello a punta con sonagli. La sua arma è una grande forchetta dorata su cui è infilzato un enorme gnocco di patata.

A differenza di altre maschere, il Papà del Gnoco viene eletto dai cittadini del quartiere di San Zeno attraverso una vera campagna elettorale, con tanto di schede e urne. Chi vince ha l’onore di guidare la sfilata a cavallo di una mula.

Il Carnevale veronese in cucina

Gli gnocchi di patate

A Verona il piatto tipico carnevalesco sono gli gnocchi. La tradizione vuole che siano fatti rigorosamente in casa.

L’impasto deve essere solo di patate – meglio se vecchie e farinose come quelle della Lessinia – farina e un pizzico di sale. Alcuni aggiungono un uovo per sigillare meglio, ma i puristi preferiscono la leggerezza della sola patata.

Il condimento classico è la pastissada de caval, uno stracotto di carne di cavallo nel vino Valpolicella, il top della tradizione. In alternativa, si usano il sugo di pomodoro o abbondante burro fuso e salvia, con una cascata di Grana Padano o Monte Veronese grattugiato.

I dolci: crostoli, sossole e fritole

Se gli gnocchi sono il piatto forte, i dolci sono il “peccato” quotidiano di questo periodo.

I crostoli o galani

Sono sfoglie sottilissime di farina, uova, burro e un tocco di grappa o vino bianco come il Custoza, fritte nell’olio bollente finché non diventano croccanti e piene di bolle.

Devono essere così sottili da sciogliersi in bocca. Una spolverata generosa di zucchero a velo è d’obbligo.

Le sossole

Le sossole sono dei dolci fritti, stretti parenti dei crostoli, ma con una personalità tutta loro. Il nome sossola sembra derivare da termini dialettali legati alla forma o alla velocità con cui si ripescano dall’olio bollente. Nel passato, erano il dolce che le nonne preparavano con i ritagli della pasta dei crostoli, per non buttare via nulla. 

Insieme ai crostoli e alle fritole, le sossole sono il terzo pilastro fondamentale del Carnevale scaligero. Sebbene in altre parti del Veneto siano meno comuni o chiamate diversamente, a Verona sono un’istituzione.

A differenza dei crostoli, che sono grandi e piatti, le sossole hanno solitamente una forma a rombo o a rettangolo stretto, spesso con un taglio al centro attraverso cui viene fatta passare un’estremità della pasta creando una sorta di nodo o treccia. Sono leggermente più spesse dei galani veneziani che sono sottili come un velo. Le sossole veronesi hanno uno spessore appena maggiore, che le rende croccanti fuori ma con un cuore che quasi si sfoglia.

L’impasto è ricco di uova, burro e zucchero, aromatizzato con scorza di limone e un goccio di grappa o vino bianco, spesso Recioto bianco o Custoza, che serve a non far assorbire troppo olio durante la frittura.

Le fritole veronesi

Diversamente dalle veneziane che spesso contengono i pinoli, le fritole veronesi sono frittelle morbide che puntano tutto sulla semplicità e la consistenza.

Sono costituite da un impasto lievitato con uvetta sultanina e, a volte, pezzetti di mela all’interno per renderle più umide. Molte pasticcerie del centro oggi le farciscono con crema pasticcera, zabaione o cioccolato, ma le vere fritole veronesi si mangiano “lisce” e rotolate nello zucchero semolato.

Le favette di Carnevale

Meno note dei crostoli ma amatissime, sono piccole palline di frolla fritta, aromatizzate all’anice o al limone. Sono perfette da sgranocchiare come se fossero ciliegie: una tira l’altra.

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