L’enigma del nome: tra cappucci monastici e cucuzzoli
Cogollo o, usando l’espressione dialettale, Cogòlo, ha origini che si fanno risalire all’età romana quando in zona probabilmente fu costruito un accampamento per i soldati impegnati nelle campagne militari. I documenti tardo-medievali riportano l’intestazione Cucullus, o identificano le persone come de Cucullo, termine che significa cappuccio o cucuzzolo, in questo caso probabilmente riferito alla forma del colle dove sorgeva l’ormai distrutto castello a ridosso del quale si formò il nucleo abitato o, secondo alcuni, derivante dal cappuccio che completava l’abito dei monaci Benedettini presenti nella vicina abbazia di Calavena e primi autori del dissodamento delle terre locali.
San Biagio: da piccola cappella a chiesa parrocchiale
Il paese, dunque, si sviluppò ai piedi del colle della piccola fortezza esistente fin dal XII secolo e voluta dai vescovi di Verona, possessori di molti territori nella zona, avuti in dono dall’imperatore di Germania. La sua chiesa, dedicata a San Biagio, divenne parrocchiale nel 1450 circa, ma in origine era dipendente dalla pieve di Santa Maria di Tregnago ed era molto piccola. Subì nei secoli successivi varie modifiche e fu ingrandita più volte[i]. Nel corso della sua storia, Cogollo riuscì a mantenere una certa autonomia dai territori circostanti fino a quando, nell’epoca napoleonica, si aggregò a Tregnago. La comunità, però, aveva già avuto molti contatti con i vicini sia per continuità territoriale, sia per la presenza unificante prima dell’abbazia della Calavena e della pieve di Santa Maria e, in seguito, dal Quattrocento in poi, per la costituzione di un vicariato dipendente dal comune di Verona.
Vita di comunità: agricoltura e tradizione
La floridezza del piccolo abitato fu collegata per secoli alla vicinanza dell’abbazia della Calavena che, nell’alto Medioevo, godeva, oltre che di ampie ricchezze, del predominio sui territori dell’intera valle. Di conseguenza, la decadenza del sito iniziò con quella del monastero per giungere a un inesorabile declino sotto la Repubblica di Venezia.
Gli abitanti del posto vissero per secoli coltivando una terra talvolta piuttosto avara e dedicandosi all’artigianato. Il relativo isolamento e il senso di appartenenza ad una comunità piccola ma unita spinsero le persone a costruirsi tradizioni locali e leggende popolari legate al proprio ambiente e alla cultura contadina che si perpetuò nei secoli senza essere mutata da significative novità.
Nel corso del XX secolo Cogollo ebbe un notevole sviluppo edilizio che, però, non intaccò le sue caratteristiche principali.
[i] Sulla chiesa e sulla storia di Cogollo si vedano: D. NORDERA, La parrocchia di San Biagio di Cogollo, Verona 1950 e L. REPPELE, Cogollo. Storia e cronaca del paese negli ultimi decenni, Cogollo di Tregnago 1993.

