Dalle tavolette d’argilla all’e-book: la millenaria storia del libro

Dall’argilla al papiro: le origini della scrittura

La storia del libro affonda le sue radici nella necessità dell’uomo di tramandare il proprio pensiero, utilizzando inizialmente materiali naturali come le pareti delle caverne, la corteccia d’albero (da cui deriva il termine latino liber) e le foglie. Nelle antiche civiltà della Mesopotamia si diffuse l’uso delle tavolette d’argilla, su cui venivano impressi segni a forma di cuneo per scopi contabili, dando origine alla scrittura cuneiforme. Parallelamente, in epoca romana e nell’alto Medioevo, si utilizzavano tavolette lignee cerate unite tra loro, chiamate codices, che venivano incise con uno stilo metallico.

Un’innovazione fondamentale fu il papiro, materiale scrittorio ricavato da una pianta del Nilo la cui lavorazione permetteva di ottenere strisce sottili sovrapposte per formare fogli, chiamati plagulae, poi arrotolati. 

La rivoluzione della pergamena e lo scriptorium medievale

Tuttavia, a partire dal II secolo a.C., iniziò a diffondersi la pergamena, ricavata dal trattamento di pelli di capra e vitello. Questo materiale, più robusto e duttile, favorì il passaggio dal rotolo al codice, ovvero il libro con pagine da sfogliare, che offriva una capacità di testo maggiore e una consultazione più rapida rispetto al volume. Il rotolo continuò a essere usato per documenti liturgici e giuridici. Il codice, invece, divenne il simbolo del libro cristiano in contrapposizione alla letteratura pagana.

La nascita della carta e il sistema delle “pecie”

A partire dal XIII secolo, la carta iniziò a prendere il sopravvento, nonostante le iniziali diffidenze sulla sua durata. Le prime cartiere italiane sorsero a Fabriano e la tecnica di produzione, basata sulla macerazione di stracci in pasta poi stesa su telai, rimase quasi invariata fino al XVIII secolo. Durante il Medioevo, la trasmissione del sapere era affidata ai monaci amanuensi che lavoravano negli scriptoria, sale illuminate dove copiavano i testi con penne di volatile e inchiostri vegetali, spesso arricchendoli con preziose miniature e iniziali colorate.

Con la nascita delle università nel Duecento, la domanda di libri crebbe e fu introdotto il sistema delle “pecie”, che permetteva di affittare singoli fascicoli di un’opera originale per accelerarne la copiatura. 

Johannes Gutenberg e l’invenzione della stampa

La vera rivoluzione avvenne però verso la metà del XV secolo con Johannes Gutenberg, che introdusse la stampa a caratteri mobili in lega metallica. Il suo primo grande lavoro fu la Bibbia delle 42 linee, stampata con un torchio a vite che assicurava una pressione uniforme. I primi libri stampati fino al 1500, detti incunaboli, mantenevano ancora un’estetica molto simile a quella dei manoscritti.

Le biblioteche: custodi della memoria

La conservazione di questo immenso patrimonio è stata garantita dalle biblioteche, dalle antiche raccolte di tavolette assire alla celebre Biblioteca di Alessandria. In epoca cristiana, i centri di cultura si spostarono nei monasteri e nelle scuole delle cattedrali, come quella di Verona, mentre l’esplosione della produzione libraria nell’Ottocento ha trasformato le biblioteche moderne in complessi sistemi di immagazzinamento volti a garantire la massima accessibilità agli studiosi.

Scopri di più da Lo scrigno dei ricordi

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere