Le donne di d’Annunzio: dalla “Madre santa” alle muse della sua letteratura

Luisa de Benedictis: il porto sicuro del “Figlio Prodigo”

A differenza della figura paterna, con cui il poeta ebbe un rapporto spesso conflittuale a causa della gestione dissennata del patrimonio familiare, la madre Luisa de Benedictis (1839-1917) fu per Gabriele il porto sicuro e l’oggetto di un amore profondo e quasi religioso.

Luisa apparteneva a una famiglia della buona borghesia pescarese. Donna colta, sensibile e profondamente religiosa, rappresentò per il figlio l’incarnazione della purezza e della protezione. Il poeta la chiamava spesso Madre santa, proiettando su di lei un’aura di santità che contrastava con la vita peccaminosa e mondana che lui stesso conduceva a Roma o a Firenze.

L’influenza di Luisa è rintracciabile in molte sue opere, dove la figura materna appare spesso come un rifugio spirituale. Ecco qualche esempio:

Nella raccolta Poema paradisiaco, il tema del ritorno alla madre e alla casa dell’infanzia è centrale. Rappresenta il desiderio di purificazione dal fango della vita mondana. Consolazione, una delle sue poesie più celebri è dedicata a lei. Immagina di tornare a Pescara, sedersi accanto a lei e ritrovare la pace perduta: Siedi, e rasserena il tuo viso. Tutto è come un tempo...

Luisa morì nel 1917, mentre il figlio era impegnato nelle azioni belliche della Grande Guerra. Ricevette la notizia mentre si trovava al fronte e ne fu devastato. Non riuscì a essere presente al funerale, un rimpianto che lo tormentò a lungo.

Quando d’Annunzio si ritirò al Vittoriale degli Italiani, creò una vera e propria stanza-santuario dedicata alla memoria della madre dove conservava reliquie e oggetti appartenuti a Luisa, e spesso si rifugiava in meditazione davanti al suo ritratto.

Anche per la madre, il poeta cercò di enfatizzare le origini gentilizie. Pur essendo i de Benedictis una famiglia rispettabile, il poeta amava sottolineare quel de del cognome per legarlo a una presunta nobiltà di sangue, in linea con la sua opera di nobilitazione dell’intero asse familiare.

Le “muse”

La vita sentimentale di Gabriele d’Annunzio fu costellata di passioni. Per il Vate, l’amore non era solo un sentimento, ma un carburante per la creazione letteraria: ogni sua opera importante è legata a una musa specifica, che lui spesso trasformava in mito e molte furono le figure femminili che segnarono le tappe fondamentali della sua esistenza.

Maria Hardouin: l’unica sposa tra scandalo e devozione

Nel 1883, il giovane d’Annunzio fuggì con la duchessina Maria Hardouin di Gallese per un matrimonio di riparazione, dato che lei era incinta. Maria fu l’unica donna a portare ufficialmente il titolo di sua sposa. Gli diede tre figli: Mario, Gabriele Maria e Ugo Veniero, e una figlia, Maria. ma subì costanti tradimenti e umiliazioni. Nonostante il divorzio di fatto, rimasero in rapporti epistolari e lei si trasferì persino in una villa vicino al Vittoriale negli ultimi anni di vita del poeta.

Barbara Leoni e l’estetismo romano

La musa della fase dell’estetismo fu Barbara Leoni, la Bella romana.  La loro passione, vissuta tra Roma e il litorale abruzzese, durò circa cinque anni dal 1887 al 1892. A lei è ispirata la figura di Ippolita Sanzio nel romanzo Il trionfo della morte. Le lettere che d’Annunzio le scrisse sono tra le vette dell’epistolario amoroso italiano, cariche di un erotismo raffinato e ossessivo.

Eleonora Duse: l’incontro tra due giganti dell’arte

L’incontro con la più grande attrice del tempo, Eleonora Duse, nel 1894, segnò la svolta verso il teatro e il superomismo. Fu un amore tra giganti, fatto di ammirazione intellettuale e sacrifici economici. La Duse finanziò quasi tutte le opere teatrali di d’Annunzio.

La loro storia finì quando lui pubblicò Il fuoco, romanzo in cui metteva a nudo l’intimità della Duse e descriveva il declino fisico dell’attrice ormai non più giovane. Lei, ferita, disse: Ho dato tutto a d’Annunzio, e lui ha dato tutto al mondo.

Alessandra di Rudinì: la “Nike tormentata” tra eccessi e clausura

Importante fu anche Alessandra di Rudinì, la Nike tormentata. Figlia dell’ex Presidente del Consiglio, Alessandra era una nobildonna sportiva e spericolata. Con lei d’Annunzio visse anni di eccessi alla villa della Capponcina, tra debiti e dipendenza dalla morfina dapprima usata per curare i dolori di lei dopo un intervento. Dopo la rottura, Alessandra ebbe una crisi spirituale e si fece monaca carmelitana di clausura, morendo in convento in Francia.

Le donne del Vittoriale: Luisa Baccara e la fedele Aélis

Nel periodo del Vittoriale, due donne gestirono il suo quotidiano. Luisa Baccara, talentuosa pianista, lo accompagnò dagli anni di Fiume fino alla morte e subì un misterioso incidente cadendo da una finestra della Prioria, secondo molti in seguito a una lite per gelosia.

Enrichetta Mazayer fu, invece, la governante francese detta Aélis, che fu amante del poeta e custode dei segreti più oscuri e intimi degli ultimi anni.

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