Il Vittoriale degli Italiani: la casa-palcoscenico di Gabriele d’Annunzio

Da Cargnacco al Vittoriale: la nascita della Santa Fabbrica

Il Vittoriale degli Italiani è un complesso monumentale unico al mondo, situato a Gardone Riviera, sulla sponda bresciana del Lago di Garda. Fu la dimora di Gabriele d’Annunzio, che lo costruì a partire dal 1921 per celebrare la sua vita inimitabile e le imprese degli italiani durante la Grande Guerra.

Si potrebbe definirlo casa-palcoscenico dove d’Annunzio è stato il regista, lo scenografo e l’attore protagonista di un’opera teatrale lunga diciassette anni.

Il nome evoca la Vittoria della Grande Guerra, ma il suffisso -ale conferisce la solennità di una cattedrale o di un rito sacro. Un luogo progettato per riscattare il mito della vittoria mutilata e offrire agli italiani un tempio laico dove celebrare, tra cimeli bellici e arredi decadenti, la memoria eroica della nazione e il genio del suo creatore.

La casa, chiamata Prioria, è quasi priva di luce naturale. D’Annunzio fece oscurare le finestre con vetrate istoriate e pesanti tendaggi perché la sua vista mal sopportava la luce ma anche per creare un’illuminazione artificiale e drammatica, proprio come i riflettori di un teatro, che metteva in risalto solo ciò che lui decideva.

Gli oggetti sparsi all’interno non sono disposti per comodità, ma per creare suggestione. Ogni stanza ha un tema e funge da set per diversi stati d’animo o momenti della giornata. Ogni angolo della casa doveva comunicare un messaggio, un valore o una provocazione a chiunque vi entrasse, oggi come allora. 

L’architetto Giancarlo Maroni progettò gli esterni affinché sembrassero quinte teatrali, integrando cimeli bellici come se fossero oggetti di scena pronti per essere usati in un’azione eroica.

Il complesso si estende su circa 9 ettari e comprende edifici, piazze, un teatro all’aperto e giardini.

La Prioria: viaggio nel regno dell’ombra e dei simboli

La casa era in origine un edificio colonico del Settecento situato nella frazione di Cargnacco, circondato da ulivi e vigne.

Nel 1893, il celebre storico dell’arte tedesco Henry Thode, professore a Heidelberg e grande esperto di Michelangelo e San Francesco, la affittò per poi acquistarla nel 1910. Thode vi si stabilì con la moglie Daniela von Bülow, figlia di Cosima Wagner e nipote di Franz Liszt. La casa divenne uno scrigno di cultura, ospitando una biblioteca di oltre 6.000 volumi e preziose opere d’arte. 

Con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, essendo Thode un cittadino di uno Stato nemico, la villa fu sequestrata dallo Stato italiano come risarcimento per i danni di guerra. Thode non vi fece mai più ritorno e morì nel 1920.

Gabriele d’Annunzio, reduce dall’impresa di Fiume e in cerca di un luogo dove ritirarsi dal mondo, arrivò a Gardone nel gennaio 1921. Affittò la villa per 600 lire al mese, trovandola in stato di semi-abbandono ma ancora con i libri e i mobili dello studioso tedesco. Pochi mesi dopo, il 31 ottobre 1921, d’Annunzio la acquistò definitivamente grazie a un anticipo del governo per i diritti delle sue opere e avviò il progetto della Santa Fabbrica. Insieme all’architetto Gian Carlo Maroni, iniziò un lavoro di trasformazione totale. Il poeta voleva trasformare l’edificio in un libro di pietre vive ma decise di conservare gran parte della biblioteca di Thode che è ancora oggi visibile nella Sala del Mappamondo, considerandola parte integrante del valore spirituale della casa.

Ogni stanza fu ridisegnata, le finestre furono oscurate con vetrate alabastrine o tessuti pesanti e le pareti furono riempite di simboli italiani e religiosi. Maroni trasformò l’esterno della vecchia casa colonica ispirandosi al Palazzo del Podestà di Arezzo, aggiungendo stemmi, epigrafi e un pronao in pietra di Verona.

La casa prese il nome di Prioria che riflette l’ossessione di d’Annunzio per il misticismo e la vita claustrale scelta per estetica, non per ascesi. Il termine indica la casa del Priore, sottolineando l’atmosfera da convento laico che il poeta voleva dare alla sua ultima dimora.

L’ingresso della casa è l’Atrio delle maschere dove i visitatori venivano accolti da motti e maschere. Qui si trova il famoso cartello Silentium, che imponeva il rispetto per la dimora del poeta. Le sale sono numerose: ne citeremo alcune. 

La Stanza del Mascheraio è una sala d’attesa destinata ai visitatori non graditi o che dovevano attendere a lungo. Il nome deriva dai versi sopra lo specchio che invitano a togliersi la maschera prima di entrare.

La Sala della Musica è una grande stanza dedicata all’ascolto della musica, con pareti rivestite di preziosi tessuti per migliorare l’acustica. Contiene diversi pianoforti e maschere funerarie di grandi musicisti come Beethoven.

La Sala del Mappamondo è la biblioteca principale della casa ed ospita migliaia di volumi rari. Prende il nome dal grande globo settecentesco che vi è collocato.

Lo studio dove d’Annunzio lavorava è l’Officina. L’ingresso è volutamente basso, costringendo chi entra a inchinarsi, un atto di rispetto verso l’arte e il sapere. Qui si trova il suo tavolo da lavoro e il busto velato di Eleonora Duse.

La camera da letto del poeta è la Stanza della Leda, dominata da una scultura di Leda amata da Giove trasformatosi in cigno. È una stanza carica di erotismo e riferimenti mitologici, dove il letto è circondato da oggetti d’arte e libri.

Il Bagno Blu è uno dei bagni più celebri della storia, è decorato con oltre 600 oggetti di colore blu e verde, piastrelle in stile déco e una vasca incassata.

Un luogo di meditazione sulla morte è la Stanza del Lebbroso che d’Annunzio considerava la sua “cella”. Qui fu esposta la sua salma dopo la morte. Il letto ha la forma di una culla e di una bara allo stesso tempo.

La Sala delle Reliquie raccoglie simboli sacri di diverse religioni, cristiana, islamica, buddista, a testimonianza del sincretismo spirituale del poeta.

La coloratissima Sala del Cheli è la sala da pranzo per gli ospiti, che prende il nome da una grande tartaruga in bronzo ricavata dal guscio di una vera tartaruga morta nei giardini per indigestione, posta a capotavola come monito contro l’ingordigia.

Ogni stanza è un tassello fondamentale per comprendere la complessa psicologia di d’Annunzio, che trasformò la sua casa in un vero e proprio tempio della sua memoria.

Motti e marmi: la facciata come manifesto politico

Anche l’esterno della Prioria divenne un manifesto politico ed estetico a cielo aperto, dove il visitatore può leggere la vita del Vate come se sfogliasse un libro monumentale. Sulla facciata furono collocati stemmi araldici che rappresentano le città protagoniste delle imprese belliche e politiche di d’Annunzio.  È presente il Leone di San Marco in diverse forme, ma spesso con il libro chiuso, segno di guerra o di vigilanza, a simboleggiare la volontà di riscossa nazionale. Il motto Semper adamas, Sempre diamante, è inciso su uno stemma e simboleggia la durezza, la purezza e l’incorruttibilità dello spirito del poeta.

Oltre alla facciata, Maroni disseminate iscrizioni in tutto il perimetro della casa: Silentium inciso sopra l’ingresso, era un monito quasi sacro. Chi entrava nella Prioria doveva abbandonare il rumore del mondo profano.

Sufficit animusBasta l’animo, situato sopra una delle porte, riassume l’etica eroica dannunziana: la volontà e il coraggio sono sufficienti a compiere grandi imprese.

Maroni disegnò supporti in ferro battuto e pietra per ospitare motti legati alla Grande Guerra, come il celebre Memento Audere Semper, MAS, nato come acronimo per i motoscafi armati ma trasformato da d’Annunzio in un imperativo di vita.

Il parco: un’epopea di luce tra la nave Puglia e il Mausoleo

Se la Prioria è il regno dell’ombra e dell’accumulo, il Parco del Vittoriale è il trionfo della luce, dell’acqua e del simbolismo eroico. Esteso su circa 9 ettari, fonde sapientemente la natura del lago di Garda con monumenti celebrativi monumentali.

La nave Puglia è forse l’elemento più particolare del giardino. Donata a d’Annunzio dalla Marina Militare nel 1923, la prua della nave fu smontata e trasportata su venti vagoni ferroviari fino a Gardone, per poi essere rimontata su uno sperone roccioso. È rivolta simbolicamente verso l’Adriatico e oggi ospita al suo interno un piccolo museo di modelli navali.

L’Arengo è il luogo dove il poeta riuniva i suoi fedeli compagni di Fiume per cerimonie e giuramenti. Si trova in un bosco di magnolie ed è costellato di sedili in pietra, colonne e simboli bellici. Al centro si trova il Trono del Comandante, circondato da simboli di vittoria.

L’acqua è un elemento centrale. In una gola naturale si trova la valletta dell’Acqua Pazza, con cascatelle e piccoli ponti. In fondo si apre il laghetto delle Danze, a forma di violino, un luogo intimo e suggestivo dove d’Annunzio amava organizzare spettacoli e momenti di relax.

Posto sul punto più alto della collina, il Mausoleo è ispirato ai tumuli romani e alle arche etrusche. È composto da tre gironi in pietra che simboleggiano le vittorie degli Umili, degli Artieri e degli Eroi. Al centro svetta l’arca che contiene le spoglie di d’Annunzio, circondata da quelle dei suoi amici e ufficiali più cari.

D’Annunzio amava profondamente i suoi cani, soprattutto levrieri e alani. In un angolo appartato del giardino si trova un piccolo cimitero dedicato a loro, con lapidi che riportano versi toccanti scritti dal poeta stesso per i suoi fedeli compagni.

Situato proprio sotto la Prioria è il rifugio privato del poeta è il giardino segreto recintato, profumato di rose e gelsomini, con una piccola fontana. Era il luogo dei suoi incontri galanti e della solitudine creativa.

L’eredità del Vate: tra misticismo, lusso e storia nazionale

Sotto la presidenza di Giordano Bruno Guerri, il parco si è arricchito di opere d’arte contemporanea che dialogano con l’estetica dannunziana, come il celebre cavallo blu di Mimmo Paladino situato sull’anfiteatro.

Sebbene d’Annunzio avesse un rapporto complesso e talvolta teso con il regime fascista e Mussolini che lo considerava un ingombrante eroe nazionale, il poeta donò il Vittoriale allo Stato Italiano con due atti ufficiali del 1923 e del 1930, affinché diventasse un patrimonio eterno della nazione. In cambio, il regime finanziò gran parte dei lavori di espansione, garantendo al Vate una sorta di esilio dorato e monumentale.

Gabriele d’Annunzio morì al Vittoriale il 1° marzo 1938, seduto al suo tavolo da lavoro nella stanza della Zambracca. Maroni continuò a lavorare al complesso per completare le opere rimaste incompiute.

Oggi il Vittoriale è gestito da una Fondazione ed è uno dei musei più visitati d’Italia, un luogo dove il lusso eccentrico, il misticismo e il patriottismo si fondono in un’atmosfera sospesa nel tempo.

Scopri di più da Lo scrigno dei ricordi

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere